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 Agriturismo Ciociaria
Una passeggiata in Ciociaria tra sapori, natura e cultura
 Una nuova realizzazione dell'INARS Ciociaria
 col patrocinio della Provincia di Frosinone
Tradizioni

La Ciociaria è una terra ricca di storia, abitata fin dalla preistoria, come ci testimonia l’ uomo di ARGIL, creatrice di una grande civiltà protostorica ancora evidente nelle MURA PELASGICHE, amata dai Romani che vi eressero ville e terme, privilegiata dai Monaci Benedettini per la difesa e la diffusione della cultura cristiana e dell’ operosità contadina, terra di papi, di santi e di grandi famiglie nobili che se la contesero, attraversata da guerre, pestilenze, carestie, terremoti, invasioni, imposizioni. Ed è anche la patria degli antichi pastori-guerrieri, della transumanza, dei tratturi, dei briganti e degli emigranti, di una grande cultura agricolo-pastorale che continua a vivere nelle tradizioni ciociare. Sacro e profano si mescolano nella cultura popolare ciociara, a testimonianza di come un popolo conservi nel suo DNA l’ anima degli antichi padri e questo sottile filo rosso delle tradizioni va tutelato perché rappresenta il segno della propria identità culturale, ma anche la forza di coesione in grado di mantenere in vita e far prosperare un individuo, una famiglia, una gente, come hanno dimostrato i tanti emigranti ciociari che proprio grazie al riconoscersi e nel condividere i valori e le tradizioni del gruppo di origine hanno trovato fortuna e apprezzamenti nel paese ospitante. E proprio grazie alla fede nei “riti” pagani e cristiani, strumenti scaramantici che esorcizzano la paura dell’ ignoto, il popolo di Ciociaria ha trovato la forza di rimanere vitale, reagendo alle malattie, alle disgrazie, alle guerre. Così ianare e fattucchiere, formule magiche, infusi di erbe e medicamenti come la polvere dei tarli, le ragnatele e urina, le cotiche di maiale, accanto a preghiere e invocazioni ai santi, liberano dal malocchio, dalle scottature, dalle ferite, dal rachitismo. E come nell’ antico Egitto o in Mesopotamia si esorcizzava la paura della morte e si chiedeva la pace per i trapassati offrendo i semi delle fave, così rimane tuttora il Ciociaria la tradizione di mangiare una zuppa di fave il giorno dei morti o la festa appena ripristinata ad Aquino delle “Fave dei Pelagalli”. E il grano, l’ oro dei contadini, simbolo di fecondità e fertilità a manciate si lancia ai santi in processione o agli sposi nei matrimoni, come nell’ antica Roma si usava lanciarle alla dea Flora. E i santi, chiamati e invocati per proteggere i raccolti o il bestiame e preservare dalle malattie o dai terremoti, si sono sovrapposti alle antichissime divinità e le processioni estive o primaverili ricordano i riti romani delle feste di primavera o d’ estate per i raccolti. E San Rocco, San Cataldo, S. Gerardo, S. Sebastiano, S. Ambrogio, S. Antonio, S. Giovanni, la SS Trinità, e tutta la numerosa schiera dei santi “ciociari” accanto alle sagre, ai canti popolari, alle danze tipiche continuano dalle Chiese, dalle edicole e nelle processioni a difendere la Ciociaria. E il popolo che portava le ciocie esprime tutta la sua creatività negli allegri costumi popolari, nella conca portata con eleganza, nel ferro battuto o nel legno intagliato dagli artigiani, nei merletti preziosi delle sue donne; e manifesta i suoi sentimenti, l’ amore, la gioia, la rabbia, nelle feste paesane, nel corteggiamento, nel carnevale con le danze gioiose, il “saltarello”, la “ballarella”, il “va e vié” , con i canti popolari, gioielli di poesia etnica accompagnati dall’ organetto e dalla zampogna, e con le canzoni dei briganti, perché sa che “Quando non suoni e non balli più… il tuo mondo è finito… ed anche la tua anima!”



 
 
 
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