In un territorio ricco di numerose sorgenti, coperto per un quarto dai boschi , sul versante laziale del Parco Nazionale d’ Abruzzo, sulle pendici dei Monti della Meta e delle Mainarde, scenari insoliti e situazioni spettacolari si offrono al visitatore: una parte dell’ Italia poco conosciuta che , per la carenza di industrie e di massicce urbanizzazioni, ha fermato nel tempo il suo paesaggio naturale, disegnato da morbidi colli quasi abbracciati da vette selvagge che superano i duemila metri. Qui testimonianze archeologiche, centri storici medioevali, chiese, castelli, palazzi e città d’ arte raccontano la storia antica dei popoli che si sono avvicendati nel dominio e nel possesso di questo territorio: Volsci, Sanniti, Romani, Benedettini, conti e duchi, Regno Borbonico delle Due Sicilie, e nel c.d. Risorgimento … piemontesi e briganti… Qui si è conservato un patrimonio di ricche tradizioni popolari difficilmente riscontrabili in altre aree: dai riti del Natale (i presepi di San Donato Val di Comino, Settefrati, Atina) alle Befane, al Carnevale; dal maggio alle processioni religiose, dalle sagre con le primizie dei campi ai festeggiamenti per il ritorno degli emigranti; dalle feste del tartufo a quelle della zampogna, dal Festival Internazionale del Jazz di Atina a quello del folclore.
- SULLE TRACCE DEI SANNITI
- SULLE TRACCE DEI ROMANI
- CASTELLI E PALAZZI
- CHIESE E SANTUARI
- NATURA E SALUTE
- ALLA RICERCA DEI SAPORI PERDUTI
- AZIENDE AGRITURISTICHE
SULLE TRACCE DEI SANNITI
Leggenda e storia si intrecciano in questa parte sud orientale della Ciociaria: la realtà è data dai ritrovamenti archeologici che provano come l’ uomo vi abbia abitato fino dall’ età più remota. La leggenda narra che Saturno qui abbia fondato ATINA, una delle cinque città fondate dal dio della semina in Ciociaria: ALATRI-ANAGNI-ARPINO-AQUINO-ATINA, tutte con la “A” iniziale secondo una tradizione. E non è un caso che anche nel Val di Comino si siano conservate le MURA CICLOPICHE o MEGALITICHE. In epoca protostorica prima i Volsci poi i Sanniti occuparono e fortificarono alcuni centri, già forti per la posizione. Dei Samnites rimane nella memoria storica la realtà di guerre feroci con i Romani, nell’ immaginario collettivo un popolo misterioso, di cui non si è ancora chiarita la provenienza, l’ origine del nome, una gente legata al Ver sacrum, Primavera sacra, una sorta di emigrazione forzata di pastori guerrieri in cerca di nuovi tratturi e pascoli per le greggi. Nella realtà restano fortificazioni “megalitiche” in estesissimi circuiti che ad Atina coprono una superficie di 110 ettari, circuito che chiudeva a tenaglia il percorso verso Casinum e dal lato opposto controllava il tratturo che attraverso il passo di Monte S.Croce di S. Biagio Saracinisco (che prende il nome dalla tribù sannitica dei CARACINI e non dai Saraceni) portava nel Molise e da qui verso la costa. Si tratta di un sistema difensivo e di controllo del territorio con dei punti di avvistamento (come la cinta apicale di Vicalvi). Un popolo di pastori-guerrieri da rivisitare con gli strumenti della linguistica storica e con gli scavi archeologici, alla scoperta delle origini, delle città distrutte (Cominium, Aquilonia, Amiternum, Duronia), come ci indica la recente scoperta avvenuta nel 1992 ad opera di Sabatino Di Cicco, di estesi tratti di mura poligonali sulle alture di Costalunga e Campopiano, in località Casalucense ed alle falde del Monte Cifalco, in territorio di Sant'Elia Fiumerapido, e gli studi di Benedetto Di Mambro che colloca in questa area la città sannitica Amiternum (Nuova città del popolo nomade). proprio a guardia della gola montuosa che da Casinum porta ad Atina e quindi a Cominium ed alla valle di Comino.
SULLE TRACCE DEI ROMANI
Numerose sono le fonti letterarie e monumentali relative alla Val di Comino, ben conosciuta e frequentata dalle famiglie romane: la gens Pomponia, Tullia, Munatia, Planca , Vipsania dovevano essere di casa, se Casalattico deriva il nome da Pomponio Attico, amico e cognato di Cicerone, se Gallinaro deve il suo nome alla Silva Gallinaria, menzionata da Cicerone, se Villa Latina era probabilmente la Villa dei Latini e qui soggiornò Cicerone, secondo la tradizione, in viaggio per l’esilio, se l’ isola galleggiante del Lago di Posta Fibreno era ben conosciuta e citata da Plinio duemila anni fa. Questo territorio dei Sanniti (San Donato contende ad Alvito l’ identificazione con l’ antica Cominium, distrutta dai Romani agli inizi del III secolo a..C.) dopo le guerre sannitiche fu romanizzato e permangono tracce di strade romane, di ponti e di acquedotti (Casalvieri, Vallerotonda, Belmonte Castello) di ville (a Campoli Appennino il bel mosaico di pavimentazione termale con due pesci guizzanti, a Villa Latina i resti delle ville di Cicerone, e Caracalla…), edifici di culto (scavi di Pescarola a Casalvieri, zona archeologica Valle di Canneto a Settefrati con statuette votive del tempio della dea Mefitis). Ma certamente tutto il territorio – come sostengono gli abitanti – è ricchissimo di testimonianze monumentali, che … aspettano di essere scoperte con sistematici scavi, come si può dedurre da Atina potens , ricordata da Virgilio tra le cinque città alleate di Turno contro Enea, prefettura, colonia poi municipio romano, testimone della civiltà romana con il circuito delle mura e la Porta Aurea, la porta Vigilassi, la pusterla, le numerose epigrafi reimpiegate nelle mura, i ruderi della collina di S. Stefano, il basamento della Chiesa di S. Pietro al cimitero in opus reticulatum, i resti di edifici, i monumenti funerari…
CASTELLI MEDIOEVALI
Molte sono le tracce del lungo periodo in cui la Val di Comino vide protagonisti monaci e barbari, Longobardi o Normanni, grandi famiglie come i conti d’ Aquino, i Cantelmo, i Boncompagni , i duchi Gallio nel loro alternarsi al potere, Angioini e Durazziani e Angioini e Aragonesi in lotta per il possesso del Regno di Napoli: alle guerre, ai saccheggi, agli incendi si unirono terremoti e pestilenze; vita non facile per le comunità che, possesso dei diversi signori, videro costruire con fatica mura e castelli , distrutti poi con facilità dall’ opera della natura o da quella dell’ uomo, fino agli ultimi bombardamenti della seconda guerra mondiale. Così ad Acquafondata e Casalcassinese, possedimenti benedettini, sono ancora visibili i resti dei castelli, costruiti su ordine dell’ Abate di Montecassino, Ottone, per difendere la popolazione dalle incursioni armate del conte d’ Aquino. A Belmonte Castello, feudo dei conti d’ Aquino e poi dei conti di Alvito, del castello, distrutto dai bombardamenti dell’ ultima guerra, rimangono in piedi solo le due colonne in pietra dell’ ingresso. Ad Alvito i resti di un' imponente rocca, che sovrasta il paese, il Castello dei Cantelmo, anticamente collegato al borgo con mura e torri cilindriche testimonia la grandezza dell’ antica Albetum , possedimento benedettino nel X secolo, poi contea dei d’ Aquino, infine ducato dei Gallio, considerato uno dei più belli tra i centri medioevali del Basso Lazio, per l’ incredibile quantità di chiese, palazzi signorili, porte ed archi che si incontrano. Sulla sommità di Vicalvi si erge inconfondibile, la struttura, o meglio i resti del possente Castello, fortezza inespugnabile posto a protezione della Val di Comino, le cui prime testimonianze ci riconducono al 702 d.C., quando era in atto l’invasione longobarda di Gisulfo I . Ad Atina, la civiltà medioevale si scopre nella cinta muraria con le case-mura dell’ XI e XII secolo, nei ruderi del fortilizio medioevale di S. Stefano, nella porta dell’ Assunta e di S. Maria..
PALAZZI DUCALI. Testimonianze di grandi famiglie
Palazzo Ducale di Alvito del Cinquecento rinnovato nel Settecento (sede dell'attuale Municipio), notevoli le grandi porte decorate e istoriate, tele cinquecentesche, stucchi, fregi e affreschi del Seicento e del Settecento, apparteneva alla famiglia Gallio. Palazzo Ducale di Atina sull’ elegantissima piazza dedicata a Saturno, fatto costruire nel 1349 da Rostaino Cantelmo, vasto edificio di forme lineari con torri ed eleganti bifore, all’ interno affreschi di vita cortese e cappella palatina.
CHIESE E SANTUARI Testimonianze di fede e di arte
Chiesa di San Simeone profeta, ad Alvito, preziosa pinacoteca d'arte che raccoglie tele di scuola napoletana del '700, dal ricco soffitto ligneo e una Crocefissione attribuita al Cavalier d’ Arpino.
Cattedrale di S. Maria Assunta, ad Atina, settecentesca costruzione con opere del neoclassico pittore locale Teodoro Mancini e notevoli pale sulla vita del patrono S. Marco.
Chiesa di S. Nicola, a Belmonte Castello, con splendidi affreschi trecenteschi
Chiesa di S. Giovanni Battista ed Evangelista a Fontechiari con affreschi trecenteschi e Croce processionaria in argento.
Chiesa di S. Barbato, a Casalattico, con gli affreschi del polacco Taddeo Kuntz e della Scuola Napoletana del Santafede.
Chiesa barocca dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista a Casalvieri, ricca di pregevoli opere lignee di abili intagliatori.
Santuario della Madonna dei Fratelli, a Fontechiari, al cui interno troviamo una statua lignea del XIII sec. raffigurante il Cristo e una pittura del Cavalier d'Arpino raffigurante la Madonna del Rosario.
Santuario di San Donato a San Donato Val di Comino, del sec. XVII
Santuario della Madonna di Canneto a Settefrati, sorto in un luogo già sacro perché ritenuto dalla tradizione sede di un tempio pagano dedicato alla dea Mefitis, meta continua di pellegrini devoti a Maria Vergine, raffigurata in una scultura in legno d’olmo bizantineggiante (sec. XIII-XIV).
NATURA E SALUTE
VAL DI COMINO
Che la Val di Comino in epoca preromana fosse interessata al culto di una divinità femminile, Mefitis, è stato da tempo confermato dal rinvenimento nel 1958 di un tempio, durante uno scavo di captazione delle acque in Val Canneto. Divinità misteriosa il cui teonimo variamente interpretato va ricondotto opportunamente – crediamo - ad una base accadico-sumerica (mitu, mititu, mittu = acque stagnanti, siccità, dardo divino), , che spiegherebbe il legame con le acque e la collocazione di questo culto pagano alle sorgenti del fiume Melfa : la dea è adorata da pastori, guerrieri, agricoltori, donne e uomini, perché protegge dai miasmi delle magre stagnazioni, quando il livello d’estate si abbassa e i fiumi agonizzano in ferme gore, che imputriditi portano la peste. Gli antichi abitanti della Val di Comino conoscevano il valore e il fascino del Melfa, che andava protetto da una divinità perché troppo prezioso.
Ed è proprio l’ acqua una delle ricchezze del territorio, ricco di sorgenti di acqua purissima e di tre bacini fluviali - Fibreno, Melfa e Rapido – che incidono lungo i suoi fianchi gole profonde e disegnano ampie vallate, dove da sempre l’uomo ha “onorato” l’ olivo e costruito con fatica paesaggi agrari di rara armonia. Oltre alle numerose sorgenti di acqua potabile, varie sono le sorgenti minerali , tra le quali quelle solfuree di Sant’ Ianni e Monticchio nel comune di S. Donato Val di Comino ed una solfureo-ferraginosa in zona di Alvito.
E con l’ acqua il verde prende vita: 14.829 ettari della Val di Comino sono ricoperti di boschi: terra di quercia, cerro, acero, bagolaro; sottobosco ricco di ginepro, rovo, pioppo, olmo, ornello, salice, rosa di macchia, pruno azzerino, maggiociondolo, altrove mirto, ginestra ed eriche.
RISERVA NATURALE “LAGO DI POSTA FIBRENO”
Istituita dalla Regione Lazio nel 1983, ha un’ estensione di 400 ettari, ricoperti da folta vegetazione – querce, roveri, salici, pioppi – e innumerevoli esemplari arborei oltre che da folti canneti sulla riva del lago che si origina alle falde della Marsica occidentale. Un vasto patrimonio faunistico arricchisce la riserva: ricci, talpe, lepri, scoiattoli, volpi, faine, puzzole, daini, nutrie, e il lago: rettili, anfibi e numerose specie ittiche, tra cui il famoso Carpione, lo spinarello, la carpa e la tinca e soprattutto la rarissima trota macrostigma, in grave rischio di estinsione e protetta anche dalla CEE. Una peculiarità del lago, che mantiene una temperatura costante di 10°, è rappresentata dall’ isola galleggiante, una piattaforma di circa 30 metri, ricoperta di vegetazione, formatasi dall’ accumulo di torba,radici ed erbe palustri, che si sposta all ’interno del bacino sospinta dalle correnti. Il Fibreno e la sua salubrità sono citati da Cicerone nel De Legibus, dove riporta discorsi con suo fratello e Pomponio Attico nel corso di una passeggiata estiva: “Quando mi riesce, con gioia vengo a ricercare questo luogo ameno e a respirare quest’ aria salubre…Questa è la vera patria mia e di questo mio fratello. Di qui veniamo da una stirpe antichissima; qui sono le nostre cose sacre, qui i nostri parenti, qui sono tanti ricordi dei nostri antenati…”
PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO, LAZIO E MOLISE
Versante laziale: Area di grande valenza ambientale, circondata da imponenti massicci che si alternano a valloni, attraversati da numerosi corsi fluviali a carattere torrentizio, in un’ armonica fusione tra aree coltivate e vegetazione spontanea; fino alla fascia pedemontana uliveti si alternano a vigneti, salendo di quota, querceti, faggeti e boschi misti accolgono il visitatore. Tipica fauna del Parco d’ Abruzzo: orso marsicano, lupo, capriolo, cervo, camoscio d’ Abruzzo e aquila reale.
AREE WILDERNESS:
Vallerotonda – Gola del Fiume Rapido.
Vicalvi - Bosseto di Vicalvi e Dolina della Fossa Licia.
Sport: Sci a Forca d’ Acero e Prati di Mezzo
Musei: Musei naturali ad Alvito, Campoli Appennino, Pescosolido, Picinisco, , San Donato Val Comino. Museo Civico Archeologico (raccolta di reperti archeologici di origine pre-romana e romana rinvenuti nella Valle di Comino) ad Atina; Museo Civico “padre Michele Iacobelli” (raccolta di ex voto rinvenuti negli scavi di Pescarola e di monete dell’ età imperiale e repubblicana) a Casalvieri; Museo Civico Storico (archivio storico, reperti archeologici del territorio) a Vicalvi.
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