Ricerca nel sito
 
Home
Chi siamo
Contatti
Ciociaria
Ricerca agriturismo
Pubblicazioni
Eventi
Notizie
Links utili
 Agriturismo Ciociaria
Una passeggiata in Ciociaria tra sapori, natura e cultura
 Una nuova realizzazione dell'INARS Ciociaria
 col patrocinio della Provincia di Frosinone
Ciociaria Ausoni

Ciociaria degli Ausoni-Aurunci
…dagli Ausoni – Aurunci alle Celle della Valle dei Santi … una terra da scoprire ricca di arte, sapori, profumi e natura …

 Percorso Marrrone

Area Sud-Ovest

 

I CINQUE COMUNI DELLA XVI COMUNITA’ MONTANA “GRONDE MONTI AUSONI”

Falvaterra, Pastena, Pico, Pontecorvo, San Giovanni Incarico

I SEI COMUNI DELLA XIX COMUNITA’ MONTANA

Ausonia, Castelnuovo Parano, Coreno Ausonio, Esperia, Sant’Andrea del Garigliano, Vallemaio

GLI ALTRI COMUNI

Pignataro Interamna, S. Giorgio a Liri, S. Apollinare, S. Ambrogio sul Garigliano
 
Quest’ area meridionale della Ciociaria è caratterizzata da un complesso montuoso di notevole importanza, non solo per l’ estensione e la densità di popolazione ma soprattutto perché è, tra i gruppi montuosi italiani che superano i 1500 metri di altezza, quello più vicino al mare. Su questi magnifici monti che si affacciano sul Tirreno, estesi tra la riva destra del fiume Garigliano e la cittadina costiera di Gaeta, in una natura traboccante di orchidee e di rapaci abitarono prima della nascita di Roma gli Ausoni-Aurunci, fiere popolazioni la cui origine si perde nella leggenda e di cui rimane – in epoca storica – solo il nome: resistettero all’ aggressione romana come i Sanniti e alla fine capitolarono e furono annientati; la loro storia rimane nelle parole, nei toponimi, che vivono ancora e che, come le stelle “continuano ad irradiare la luce anche quando i corpi che la produssero non esistono più”.
  • ARCHEOLOGIA : una terra da “scoprire”
  • STORIA: Devastazioni – Celle e Terre Murate
  • DEVOZIONE –CHIESE E SANTI
  • NATURA E SALUTE
  • ALLA RICERCA DEI SAPORI PERDUTI
  • AZIENDE AGRITURISTICHE

UNA TERRA DA “SCOPRIRE”

I Comuni di questa area, ora ridenti paesi percorsi dal fiume Liri e dal Garigliano, per chi - proveniente da Roma o da Napoli - vuole godersi un paesaggio ricco di cultura e di natura, hanno vissuto per secoli vicende similari. Dei primi abitanti, i Prisci Volsci, Ausoni-Aurunci rimane qualche ricordo nella tradizione: il toponimo di Pico, ad esempio, si fa risalire al figlio di Saturno, al quale gli antichi avrebbero innalzato un’ ara; forse la terra nasconde ancora testimonianze di un antichissimo passato legato ad una civiltà preromana, affine agli Etruschi, che meriterebbe maggiore valorizzazione con sistematiche ricerche archeologiche: su questa strada porta il sottosuolo di Pastena con le numerose mattonelle romboidali in terracotta simili a quelle rinvenute a Cerveteri, che fanno supporre per l’ antica città volsca un’ origine antichissima.; come pure le tracce di un antico passato di Coreno Ausonio, dall’ opera monolitica di carattere sacrale della Grotta delle Fate , ai resti di un muro poligonale. Ma tutto è ancora da scoprire qui come altrove! Dei centri romani restano molte testimonianze: Fabrateria Nova, città romana fondata a valle nei pressi del lago di S. Giovanni Incarico, abbandonata a causa delle invasioni longobarde nel VI secolo, vide i suoi abitanti trasferirsi sulle alture, più facilmente difendibili e diede il nome a Falvaterra; Pignataro Interamna, fondata dai Romani nel 312 a. C. doveva essere una ricca comunità, se ancora oggi – nonostante i saccheggi, le devastazioni, il terremoto del 1915, i bombardamenti – conserva ancora importanti vestigia, come il “Ponte del Diavolo”, i resti delle Terme, pavimentazione in pietra e colonne forse del Foro, Necropoli in zona archeologica; S. Giovanni Incarico dell’ antica Fabrateria Nova conserva ancora epigrafi, statue, colonne; Esperia con i resti di una strada romana; Pontecorvo conserva forse nel nome Pons Curvus il ricordo di quel Ponte Curvo distrutto da Annibale e ricordato brevemente dallo storico latino Tito Livio. Ma è soprattutto il Medioevo che accomuna queste comunità della Bassa Ciociaria, quando le invasioni normanne poi longobarde e saracene, o le lotte tra Papato e Impero percorsero il territorio, saccheggiandolo o distruggendolo in nome del possesso di un punto strategico di passaggio tra nord e sud. E fu in questo periodo tormentato che i Benedettini dell’ Abbazia di Montecassino, fondata nel 529 sopra rovine di templi romani, divennero un faro di irradiazione culturale e prezioso punto di riferimento per l’ intera Europa, ma ebbero anche un ruolo di primo piano da un punto di vista politico e sociale: nei i suoi numerosi possedimenti, l’ Antiqua Terra Sancti Benedicti, offrì protezione e ricovero per quanti, nel corso dei secoli, vi cercarono rifugio per fuggire dai saccheggi, dalle distruzioni delle orde barbariche o dall’ incalzare delle guerre. E proprio per motivi religiosi e politico-sociali il Monastero dal settimo e ottavo secolo, costruì le “celle abbaziali”, che potevano soddisfare, oltre alle necessità legate alla diffusione del verbo cristiano, anche le esigenze produttive connesse alla pesca e all’ agricoltura. Come in altre sedi della penisola, il monachesimo benedettino si sviluppò in maniera autonoma sul territorio, come mostrano gli esempi di quella che ancora è chiamata la Valle dei Santi, le cosiddette Terre Murate, nome derivato dalla recinsione delle case e dei pagliai sorti intorno alla chiesa a difesa dei contadini dalle invasioni: S. Angelo di Valleluce, forse la prima ad essere edificata, S. Giorgio a Liri, S. Apollinare, S. Ambrogio sul Garigliano, S. Andrea sul Garigliano . Anche altri centri dell’ area ricordano la presenza benedettina: Ausonia, che compare come Castrum Fractae tra i possedimenti dell’ Abbazia di Montecassino o Castelnuovo Parano, voluto nell’ XI secolo dall’ Abate di Montecassino Desiderio, il futuro papa Vittore III, come castello fortificato a confine tra la Terra di S. Benedetto e il Ducato di Gaeta. Anche Pontecorvo fu per un periodo possedimento dell’ Abbazia, come ricorda – forse – il simbolo benedettino del corvo che ancora appare nello stemma civico della comunità; successivamente dal 1463 costituì una enclave pontificia nel territorio del Regno di Napoli, poi nel 1805 principato napoleonico con Bernadotte e tornò poi allo Stato Pontificio fino al 1860. La seconda guerra mondiale e i bombardamenti anglo-americani accomunarono ancora queste comunità, alcune delle quali, come Vallemaio, Sant’ Andrea al Garigliano e Sant’ Apollinare furono quasi completamente rase al suolo.

DEVOZIONI CHIESE E SANTI


Accanto alle testimonianze di un Medioevo feudale ( il castello ben conservato del XIII secolo di Falvaterra, le mura perimetrali con 15 torri, il Castello e i numerosi portali di Pastena, la Porta di S. Stefano di Pontecorvo, il Castello con Torre di Castelnuovo Parano, i ruderi del Castello di Esperia, la Torre di S. Apollinare) numerosissime sono le testimonianze religiose di questa area, conservate nonostante tutte le invasioni, devastazioni e bombardamenti, come pure le tracce di grandi devozioni. Ovunque i santi sono molto venerati anche “se hanno nomi poco comuni” : con un bel Santuario immerso nel verde, Falvaterra ricorda il suo patrono S. Sosio martire, diacono della Chiesa di Miseno e martire, nel 305, con San Gennaro, costruito su una piccola cella di un eremita ed eletto a ritiro da S. Paolo della Croce nel 1751. E, se frazioni di un paese si fondono in un’ unica comunità, ciascuna mantiene il suo santo, come ad Esperia, eletto a comune nel 1867 dopo liti secolari, che festeggia i patroni delle tre frazioni riunite: San Clino, S. Pietro, S. Marco. E ancora oggi i santi non sono dimenticati: il gruppo scultoreo di San Sinforo e Santa Elena (opera di Luciano Dionisi in acciaio alta 13 metri, del peso di 250 quintali ) troneggia dal 2000 sul Monte Solo a Pastena Altrove su resti pagani o pubblici s’ innestano monumenti cristiani: così Pontecorvo ha edificato la Basilica Cattedrale di S. Bartolomeo sui ruderi del castello padronale mantenendo, come torre campanaria, la Torre di Rodoaldo del IX secolo, impreziosita da tele attribuite al Cavalier d’ Arpino e conservandovi all ‘interno un Museo di parati e arredi sacri; e Ausonia venera il patrono, S. Michele Arcangelo, nella bella Collegiata omonima, edificata su resti di età romanica, con facciata romanica e tre portali gotici, mentre le due acquasantiere sono ricavate da are votive romane. E San Giovanni Incarico riporta un’ antica epigrafe in marmo bianco inserita in un muro esterno della Chiesa di S. Giovanni Battista con Torre campanaria medioevale. Ma le Chiese non ricordano solo la devozione e la religiosità dei Ciociari: portano in sé i segni della storia, di un Medioevo dove i benedettini rappresentarono una luce di civiltà: a S. Ambrogio sul Garigliano, la Chiesa di S. Ambrogio, oggi di S. Biagio è un classico esempio di chiesa “generatrice del centro”, oltre che essere pregevole per il suo altare monumentale del 1600 in stile barocco e per il Crocefisso ligneo del 1300; e a S. Giorgio al Liri, la Chiesa di S. Giorgio Martire, costruita accanto alla “cella abbaziale”, è difesa da un possente leone in pietra, simbolo del dominio benedettino. Anche se l’ ultima guerra ha distrutto monumenti religiosi medioevali e barocchi, ne rimangono ancora fortunatamente dei gioielli, come la Chiesa della Madonna dei Sette Dolori del 1300, eretta a monumento nazionale a Pignataro Interamna, o la Cattedrale di S. Maria Maggiore e San Filippo con i suoi sette altari ed una preziosa pala della Pentecoste di Taddeo Zuccai ad Esperia, o S. Maria Maggiore dell’ XI secolo a Pastena, o il Santuario di S. Maria del piano ad Ausonia , con la famosa statua lignea della Vergine, intorno alla quale nei tempi è nata una leggenda: la preziosa statua sarebbe appartenuta agli abitanti di Castro dei Volsci, che si adoperarono per ricondurla presso di loro, ma invano; allora rassegnati iniziarono a compiere pellegrinaggi ogni tre anni al Santuario, accolti con grandi feste ed ospitalità dagli abitanti di Ausonia, ad esempio di “fraternità tra comuni”. Per ultimo ricordiamo il Cimitero pensile cristiano nella ex Chiesa del Rosario a Vallemaio, unico esempio di tale genere in tutta Europa e le numerose Cappelle presenti, tra cui quella di San Giuseppe a Coreno Ausonio, particolare perché conserva il “pingolone” , una grossa pietra che, legata con una corda, era appesa al collo di qualche membro della Confraternita, in segno di espiazione di colpe e sottomissione.

NATURA E SALUTE

Il paesaggio di questa area è dominato dai magnifici monti che si affacciano sul Mare Tirreno: gli Aurunci, confinanti ad occidente con l’ altro gruppo montuoso degli Ausoni : in realtà i due plessi montuosi - Ausoni e Aurunci - rappresentano nel loro insieme un'area geografica omogenea ben delimitata e circoscritta, sia sotto il profilo geomorfologico che sotto quello storico - culturale e ambientale. L'attuale denominazione ai due gruppi montuosi fu data solo all'inizio del secolo scorso, durante il decennio napoleonico, con le relazioni di Notarianni e di Altieri che si conservano ancora inedite presso il Museo Campano di Capua. Fino a tutto il '700 Lepini, Ausoni ed Aurunci erano conosciuti e riuniti sotto il nome di monti Volsci. La vetta più alta, il Petrella (m. 1533), dista dalla costa tirrenica appena 6 Km. in linea d'aria. Questa posizione di media è alta montagna affacciata sul mare determina caratteristiche del tutto particolari dal punto di vista climatico ed ambientale. La parte orientale del massiccio del Petrella si sviluppa con il monte Fammera (m.1184), caratterizzato da rupi scoscese con precipizi di oltre 500 metri, per poi interrompersi con la Valle dell'Ausente e proseguire fino al Garigliano con il gruppo degli Aurunci orientali, noti anche come monti "Vescini", caratterizzati da pendii meno aspri come monte Maio (m. 940), monte Fuga (m.667) e monte Calvo (m.635).


LE GROTTE DI PASTENA (Un tempo le Grotte di S. Cataldo).
Splendido complesso speleologico, tra i più suggestivi d’ Italia: cascate, laghetti, stalattiti e stalagmiti. Sale e cunicoli divise su due rami sovrapposti: uno attivo, lungo 2217 metri, percorso da un fiume; il secondo fossile – interamente visitabile – lungo 880 metri.

REGIONALE DEI MONTI AURUNCI.
“Uno scrigno traboccante di orchidee e nobili rapaci” con queste parole Ciro Castellucci del Gruppo Ecologico Appennino Centrale definisce il parco, che per una buona porzione ricade nella provincia di Frosinone (comuni di Ausonia, Esperia, Pico e Pontecorvo); con un’estensione di 19.324 ettari di area posta a vincolo protezionistico, Il parco “dal punto di vista botanico costituisce l’ area più peculiare della regione, in quanto rappresenta un’ eccezionale valore floristico dovuto alla ricca presenza di orchidee, che con oltre 50 varietà sono il fiore all’ occhiello del centro Italia” Rocce calcaree, carsismo, pozzi sotterranei ed inghiottitoi sono la “delizia” di geologi e speleologi. Una ricchissima flora, stimata in circa 1900 specie, in primavera è un vero paradiso per gli appassionati di botanica: orchidee, piante officinali, fiori dai mille colori come il giglio o il narciso. 121 specie di avifauna, dallo sparviere al falco pennaiolo, al nibbio reale al barbagianni…

RISERVA NATURALE ANTICHE CITTA’ di FREGELLE e FABRATERIA NOVA e LAGO di S. GIOVANNI INCARICO715 ettari di area protetta nella piana in cui si uniscono i fiumi Liri e Sacco, ai piedi dei Monti Aurunci: un vecchio bacino artificiale, realizzato dall’ ENEL negli anni Venti per scopi idroelettrici, è oggi una splendida area, circondata da canneti con vegetazione a salici e pioppi, rifugio di una ricca comunità di uccelli: anatre, garzette, cormorani, ma anche specie più rare e a presenza saltuaria , come l’ airone e la cicogna bianca. Rientrano nei confini della Riserva anche i resti della colonia romana di Fregellae, fondata nel 328 a.C. e di Fabrateria Nova, rinvenuti nell’ ansa destra del lago.

FONTI E SORGENTI.
Numerose le sorgenti disseminate in tutto il territorio, come la sorgente Petescia di Pico, o la zona Sorgenti di Monticelli ad Esperia, o la sorgente di acqua sulfurea Selvotta a S. Andrea del Garigliano.

CAVE DI MARMO: Famoso in tutto il mondo e già usato a Pompei è il marmo Perlato Royal Coreno di Coreno Ausonio: una trentina di cave che danno lavoro ai paesi vicini e laboratori artigianali per la produzione di oggettistica in marmo.

Sport: caccia, canoa, pesca, trekking, equitazione, free-climbing, escursioni speleologiche.

Musei: Museo della Civiltà contadina e dell’ olivo a Pastena


ALLA RICERCA DEI SAPORI PERDUTI

ZONA DI PRODUZIONE DEL CECUBO. Vino antichissimo, dal colore rosso rubino scuro, di grande morbidezza e struttura, con tutte le componenti ben equilibrate. Gli antichi Romani lo consideravano un vino molto generoso che ubriacava facilmente e dal gusto un po’ amaro che si attenuava con l’invecchiamento; vino prediletto anche dal poeta Orazio, che lo cita più volte: a testimonianza della sua prelibatezza, nella famosa ode in cui celebra la sconfitta di Antonio e Cleopatra (ode 1.37) ad Azio per opera di Ottaviano. Orazio ritiene che l’ occasione sia eccezionale acconsente di aprire le cantine avite per festeggiare con un ottimo vino: Nunc est bibendum! il CECUBO contrapposto al vino mareotico di Cleopatra. Il Cecubo si produce prevalentemente ad Esperia, e in zone limitrofe. Che questa terra fosse fin dall’ antichità Terra di vino è testimoniato anche in alcuni toponimi, come quello di Coreno Ausonio, il cui nome viene comunemente fatto derivare dal greco kora oinou, terra del vino.


ZONA DI PRODUZIONE DELL’ OLIO. La conformazione dei terreni dell’ area sud, coincidente grosso modo con l’ Antiqua Terra Sancti Benedicti, ha un patrimonio olivicolo composto da cultivar prevalenti di Moraiolo e Leccino, armonizzate dagli oli di cultivar minori. La forma di allevamento prevalentemente diffusa è a vaso tradizionale.

PRODOTTI TIPICI. Ricotte, caciotte, Marzoline caprini e pecorini prodotti da pastori locali, secondo metodi che si tramandano da secoli; Carni di capretto, agnello, vitello, maiale allevati in zona; il Peperone Cornetto di Pontecorvo, i cannellini di S. Oliva, prodotti di alta qualità che arricchiscono la cucina locale.

PIATTI TIPICI: Genuità e Semplicità sono le basi dei piatti tipici locali, conditi con ottimo olio e innaffiati da buon vino rosso; primi piatti semplici di acqua, farina e legumi, diversamente chiamati (laina e fagioli, sagnette e fagioli, laina e cici , laina e fasuri); o più ricchi, come gli gnocchi alla ciociara; i tagliolini; le fettuccine conditi con sughi di carni, o rigaglie di pollo o funghi porcini; secondi piatti di carne di abbacchio o maiale o vitella o pollo, come le “nnoglie” cotechini e insaccati di carni di maiale di Falvaterra o pizze rustiche come il Calascione; le ciammotte, (lumache dal delicato condimento) o i deliziosi peperoni ripieni. Anche nei dolci (la Casata di Pontecorvo o le Corneglie di Coreno Ausonio) la genuinità si unisce alla semplicità.

AZIENDE AGRITURISTICHE

AZIENDE AGRITURISTICHE
LOCALITA’
OSPITALITA’
 
DI MEZZO
ESPERIA
LA RIPA
ESPERIA
LA TARTARUGA
PASTENA
VAMMARTINO
PICO
AMNIS PIGNATARO INTERAMNA
DA BIAGIO PONTECORVO
LA BECCACCIA VALLEMAIO
 


Copyright © Agriturismociociaria.it 2004 - Tutti i diritti riservati - Risoluzione consigliata 800 x 600 - Powered Starnet Software